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THE ORIGINAL FAKE SHOW: LA VERITA’ SUL FALSO SVELATA IN TEATRO

Dal Web alla TV, la verità sul falso svelata in teatro con lo spettacolo “The Original Fake Show”.

Il 29 marzo alle ore 21.15 al Teatro Ai Colli di Padova, andrà in scena la prima dello spettacolo comico “The Original Fake Show”.

Federica Cacciola, conosciuta anche come Martina Dell’Ombra, popolare attrice e conduttrice con Serena Dandini della TV delle Ragazze di RAI3, Vittorio Lattanzi autore di Lercio.it, uno dei fenomeni web più popolari del momento, ed Ermes Maiolica, il “bufalaro” più famoso d’Italia, saranno insieme sul palco in uno show a metà tra Zelig e Letterman.

Tra monologhi esilaranti, contributi video e rivelazioni scottanti, i tre ci sveleranno i segreti dietro al fenomeno delle fake news e del mock journalism, leit motif degli ultimi anni della vita italiana.

Nel dettaglio, in questo talk show semiserio i protagonisti ci spiegheranno come hanno messo in allarme e condizionato la politica, le nostre convinzioni, la nostra vita quotidiana, quello che acquistiamo.

Le cosiddette “bufale”, onnipresenti nella vita di tutti i giorni, saranno affrontate dai massimi esperti in materia. Il tutto parlando di argomenti che vanno dalla politica al terrapiattismo, ai VIP morti o resuscitati e molto altro.

A presentare lo spettacolo vi saranno Paolo Alessandrini e Franz Papasogli (voce fuori campo), esperti di fenomeni di costume e di cultura pop.

 

Biglietti disponibili sul sito Vivaticket e nelle rivendite collegate al circuito:

 

Per maggiori informazioni:

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Non credono ai social ma tre giovani su dieci rilanciano le bufale

NON CREDONO AI SOCIAL, MA TRE GIOVANI SU DIECI RILANCIANO LE BUFALE

Consapevoli che quanto si legge sui social andrebbe verificato, ma comunque pronti al clic veloce che diffonde la bufala. Ci sono soprattutto due dati, nell’indagine dell’Osservatorio giovani dell’Istituto G. Toniolo su “Diffusione, uso, insidie dei social network”, capaci di fotografare la società della post-verità: tra i giovani che hanno dai 20 ai 34 anni circa uno su tre (il 28,5 per cento) ammette di aver condiviso un’informazione poi rivelatasi falsa. Eppure il pericolo bufala è noto: l’86,6 per cento afferma che i social non vanno presi troppo sul serio perché “i contenuti che vi si pubblicano possono essere tanto veri quanto inventati”.
Un’anticipazione dell’indagine, condotta nel mese in corso su un campione di 2.182 persone, rappresentativo dei giovani dai 20 ai 34 anni, sarà presentata oggi all’incontro “Vero, verosimile, post-verità”, che l’arcivescovo di Milano terrà con giornalisti e comunicatori. I dati raccolti sulla diffusione delle bufale in rete lasciano tuttavia qualche speranza su un mutamento di tendenza, su una maggiore consapevolezza nell’uso dei social. Se, come detto, il 28,5 per cento ha condiviso informazioni poi risultate false, il 75,4 riferisce che, dopo un’esperienza personale o la diffusione di una bufala da parte di un amico, ha aumentato la sensibilità sul tema e l’attenzione ai contenuti “sospetti”. In particolare, il 55,6 per cento ha smesso di condividere contenuti da contatti a rischio e il 41,7 per cento ha rimosso dalla propria rete chi diffondeva notizie false. Ma resta un 11,2 per cento che tende a condividere “sempre e comunque, tanto è impossibile appurare l’attendibilità di quello che circola in rete”.
La capacità di fiutare l’inganno e di aumentare l’attenzione è poi strettamente legata agli strumenti culturali. Tra chi ha il solo diploma di scuola media, la condivisione di un bufala è al 31,7 per cento, scende al 24 per cento tra i laureati. Con un titolo di studio universitario si individuano le notizie false condivise da altri (77,8 per cento, contro il 74,6 per cento di chi ha un titolo intermedio e il 70,4 per cento di chi ha un titolo basso) e anche la reazione dipende dal livello culturale: il 79,1 per cento dei laureati è pronto a cancellare un contatto facile alle fake news, contro rispettivamente il 76,7 e 71,4 di chi ha un titolo intermedio o basso.
Confermati anche il primato di Facebook tra i social network e l’uso dello smartphone. Il 90,3 per cento degli intervistati è presente sul social di Zuckerberg, il 56,6 per cento è su Instagram, Google+ cattura il 53,9 per cento degli utenti, mentre Twitter resta al 39,9. Chi usa Facebook è più assiduo (oltre il 90 per cento presente con cadenza quotidiana) e lo strumento privilegiato per connettersi è il telefonino (72,7 per cento), sul quale si leggono post di amici e follower (74,1 per cento), news (63,2 per cento), si conversa via messenger (57,8 per cento) e si commentano post dei contatti (49,1 per cento). Non vacilla il binomio rete/libertà: il 69,2 per cento degli intervistati considera i social uno strumento dove è più semplice comunicare stati d’animo ed emozioni ed esprimere “apertamente il proprio punto di vista sulle questioni più controverse dell’attualità” (71,3 per cento) con un linguaggio più schietto e diretto (70,1 per cento).

Fonte: La Repubblica

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