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9 GIORNI DI GRANDE ANTIQUARIATO A PADOVA

Arriva “Padova Antiquaria”, una delle principali fiere di antiquariato d’Italia.

Dal 23 al 31 marzo presso la Fiera di Padova si terrà la 35^ edizione di Padova Antiquaria. Si tratta della principale fiera-mercato del settore nel Nordest e una delle più importanti d’Italia. Dal 1985 riunisce i più prestigiosi nomi di antiquari, alcuni dei quali dal respiro internazionale.

Durante la presentazione Andrea Colasio, assessore alla Cultura del Comune e Andrea Olivi, presidente di Geo, hanno insistito sul valore culturale di questa manifestazione che vedrà presenti quasi tutti i principali antiquari italiani.

Sono 80 gli espositori provenienti da tutta Italia, tra cui spiccano alcuni marchi storici: Tornabuoni Arte antica (Firenze), Studiolo Fine Art (Milano), Galleria Gomiero (Milano), Antichità Allegrini (Treviso), Galleria d’arte Bentivegna (Montecatini Terme), Barbara Cesaro (Padova), Mirco Spallegiani (Reggio Emilia), Optima Cecchetto (Castelfranco Veneto).

Le proposte vanno dal Trecento ai giorni nostri, con forte presenza di pezzi del Settecento e dell’Ottocento e con un parterre di artisti che va da Tiepolo a Picasso, da Paul Storr a Gio Ponti, da Canaletto a Mirò, dai pittori toscani del Trecento a Guttuso, Fontana, de Pisis, Vedova, Pomodoro.

 

Il ‘700 veneziano sempre in auge

E’ una fiera-mercato di alto livello che punta sul segmento medio-alto e tra le più longeve d’Italia” spiega Nicola Rossi, ideatore di questa rassegna e amministratore unico di Nord Est Fair, società padovana che organizza in tutta Italia fiere d’arte e antiquariato.

Continua ad essere forte – prosegue Rossi – anche da parte di mercanti statunitensi la domanda di pezzi del Settecento veneziano; tendenza che viaggia parallela alla riscoperta del Déco e del design anni Sessanta e Settanta. Per la ricchezza del patrimonio privato che si rifà alla Serenissima, Padova e il Veneto rappresentano un territorio che sotto questo profilo guarda ancora molto indietro, ai secoli d’oro: tanto per gli arredamenti quanto per i dipinti”.

Più in generale la tendenza degli amanti dell’antiquariato, è di ricercare quadri e mobili dell’arco temporale che va dal Seicento al Novecento e, per i giovani, di avere in casa almeno un pezzo antico importante e distintivo.

 

Cosa si ammira a Padova Antiquaria

La 35^ edizione di Padova Antiquaria propone un percorso artistico che dal Rinascimento porta al Novecento: esposizione che attraverso mobili, porcellane, dipinti, statue in legno e marmo, oggettistica, tessuti, stampe, cornici, cristalli, pregiati argenti, arazzi, tappeti persiani di alta manifattura, stoviglie, gioielli, rievoca in particolare i secoli Settecento e Ottocento, con “puntate” nei periodi precedenti e nel modernariato.

Manufatti frutto della sapiente inventiva di artisti e artigiani dei secoli scorsi, realizzati a mano con abile opera tramandata di generazione in generazione. Pezzi fatti per impreziosire dimore patrizie e concepiti per durare nel tempo, splendidamente restaurati e conservati, capaci di far rivivere atmosfere lontane.

Poi ci sono le espressioni del modernariato realizzate prevalentemente tra gli anni Trenta e Settanta del ‘900, che colpiscono per stile e funzionalità: realizzate non necessariamente a mano, possono avere parti in plastica o metallo cromato.

Quest’anno Padova Antiquaria propone, inoltre, un confronto tra l’arte antica e quella contemporanea, portata da importanti gallerie d’arte italiane, per azzardare un dialogo tra linguaggi artistici di epoche diverse allo scopo di percepire (ove esistano) legami di discendenza stilistica.

 

Modalità di ingresso

  • Padova Antiquaria si tiene al padiglione 1 della Fiera di Padova con accesso da via Tommaseo.

  • Orari sabato e domenica: 10-20; feriali: 15-20.

  • Ingresso: 8 euro; ridotto 4 euro (over 65, gruppi di 10 persone, forze dell’ordine, studenti, diversamente abili, ragazzi dai 13 ai 17 anni); gratis sotto i 12 anni.

  • Negli oltre 100 negozi padovani partner della fiera-mercato i clienti ricevono biglietti omaggio: elenco e informazioni sul sito Antiquaria Padova.

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INCONTRO SUL RAPPORTO TRA UOMO E TECNOLOGIA

Humanitas e progresso tecnologico: la nuova condizione tecno-umana al centro dell’incontro proposto dall’UCID Padova.

Sabato 23 marzo alle ore 10.00 presso l’Auditorium Antonianum di Padova si terrà l’incontro «Diritti umani e organizzazione sociale: la condizione tecno-umana. Domande di senso nell’era della tecnologia».

L’incontro, proposto dall’UCID Padova, affronterà il tema della nuova condizione “tecno-umana” cercando di comprendere come vivono gli uomini del Terzo millennio in rapporto alla tecnologia e quale sia il modo più adatto per gestire questa enorme rivoluzione tecnologica nel rispetto della propria umanità.

Questioni che appaiono sempre più importanti in una società nella quale le nuove generazioni nascono direttamente connesse all’universo digitale e necessitano, dunque, di una chiave interpretativa per coniugare la propria humanitas con gli indispensabili ed inevitabili processi tecnologici. Cosa significa rimanere umani in un’epoca di tale complessità e cambiamento?

«Noi “siamo” le nostre relazioni – spiega il Prof. De Carlo che interverrà all’incontro con la prima relazione. Ogni essere umano esprime se stesso, “è” se stesso tramite le sue relazioni. Se queste sono di tipo schematico, strumentale, “freddo” – seppure nel contempo utile ed efficiente -, il processo può essere compatibile con il nostro Essere e diventa positivo. Ma se però questa quota di relazione con i processi digitalizzati diventa troppo ampia è evidente che la nostra ricchezza può subire delle serie limitazioni. Dobbiamo riuscire a mantenere in tutte le circostanze il primato del senso del significato e dei valori di ciò che facciamo. Le macchine debbono essere a servizio degli esseri umani ma non a vantaggio di pochi per rendere più gestibili i molti: il rischio è di teorizzare una oligarchia tecnologica e tecnocratica che poco ha da spartire con i concetti classici di democrazia cui siamo abituati e che vorremmo conservare

Quali sono i diritti umani da preservare? «Il diritto alla conoscenza – conclude il Prof. De Carloil diritto alla scelta, il diritto alla informazione anche sui prodotti e sui temi che ci vengono proposti. Questi sono i grandi diritti inalienabili della Persona e che costituiscono la bussola che ci deve condurre.»

Sull’impatto della tecnologia sulle persone e sul nuovo Welfare interverrà a seguire il Dr. Giorgio Crespi, Responsabile Ufficio Assistenza e Consulenza del Lavoro ABI, presentando un focus sul ruolo della gestione delle risorse in risposta alla rivoluzione tecnologica.

È un fatto storico oramai assodato che la tecnologia stia diventando pervasiva e venga a cambiare l’organizzazione del lavoro. Il Dr. Crespi porterà l’esperienza del settore del credito, particolarmente impattato dalla innovazione tecnologica e sui riflessi, appunto, che il fenomeno determina sulle persone e sul modo di lavorare.

 

PROGRAMMA

  • Ore 10.00 – Introduzione e saluti di Flavio Zelco, Presidente UCID Padova

  • Dalle ore 10.15 – Interventi:

NICOLA ALBERTO DE CARLO, Docente, presso gli Atenei di Padova e Roma – LUMSA, di Promozione del benessere nelle organizzazioni e di Etica del lavoro

GIORGIO CRESPI, Responsabile Ufficio Assistenza e Consulenza del Lavoro ABI – Associazione Bancaria Italiana.

Don MARCO CAGOL consulente ecclesiastico UCID Padova

Al termine seguirà il Dibattito.

 

INFORMAZIONI UTILI

  • Sabato 23 marzo, ore 10.00

  • Auditorium Antonianum – Prato della Valle, 56 – Padova

  • INGRESSO LIBERO

 

Per maggiori dettagli contattare: ucidpadova@gmail.com

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ARRIVA A BORGORICCO PINOCCHIO, IL BURATTINO CONTRO IL BULLISMO

Arriva a Borgoricco “Pinocchio, Le Avventure di un sognatore”, lo spettacolo del Teatro Umbro dei Burattini contro il bullismo.

Domenica 24 marzo il celebre personaggio di Collodi arriva a Borgoricco, presso il Teatro Aldo Rossi, con lo spettacolo “Pinocchio, Le Avventure di un sognatore”.

Un grande classico, ma nella rivisitazione della favola proposta dal Teatro Umbro dei Burattini dove Pinocchio gioca con i moderni videogames e utilizza i social-network.

L’obiettivo di questo spettacolo è quello di veicolare un messaggio contro il bullismo e a favore dell’integrazione sociale, tema sempre più attuale e di primaria importanza anche tra le fasce più giovani e indifese ed esposte a pericoli sia sul web (il cosiddetto cyberbullismo) che negli ambienti di socializzazione.

La particolarità dello spettacolo è quella di raccontare una favola senza tempo che ha appassionato generazioni di bambini attraverso l’antica arte dei burattini che riesce ancora a emozionare e a divertire, lasciando ai più piccoli anche spazio per l’immaginazione.

Oltre a questo, la novità dello spettacolo sta nel raccontare la celebre storia con un’originale rivisitazione, dal momento che Pinocchio giocherà e sarà alle prese con i videogiochi o ancora interagirà con gli altri bambini anche attraverso i social-network.

La compagnia ha deciso così di avvicinare il pubblico più giovane parlando il suo stesso linguaggio, il linguaggio delle nuove generazioni che trascorrono sempre più tempo su internet oppure davanti alla playstation.

I burattini, di grandi dimensioni, utilizzati dalla compagnia umbra sono in legno e tutti dipinti a mano, delle vere e proprie opere d’arte realizzate da un anziano artigiano torinese.

Le musiche dello spettacolo, tutte originali, sono composte da Giuliano Ciabatta in arte “Paco”, musicista e compositore, con al suo attivo prestigiose collaborazioni con artisti di livello nazionale.

Il Teatro Umbro dei Burattini, diretto da Andrea Bertinelli e Vioris Sciolan, ha alle spalle centinaia di spettacoli in tutta la Penisola, dal Piemonte alla Sicilia, e si appresta a toccare nuove regioni in occasione del tour invernale che arriva ora in Veneto per poi raggiungere altre regioni del Nord Italia.

 

INFORMAZIONI UTILI

Pinocchio, Le avventure di un sognatore”

  • Data: domenica 24 marzo

  • Orari: ore 15.00 e 17.00

  • Luogo: Borgoricco – Teatro Aldo Rossi – Viale Europa, 12

 

Per ulteriori dettagli:

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27ª EDIZIONE “GIORNATE FAI DI PRIMAVERA”

A Padova nove le aperture straordinarie coinvolte nelle Giornate FAI di Primavera.

Sabato 23 e domenica 24 marzo, il FAI – Fondo Ambiente Italiano invita tutti a partecipare alle Giornate FAI di Primavera per guardare Padova e la sua provincia con uno sguardo nuovo e costruire un ideale “ponte” tra culture che ci farà viaggiare in tutto il mondo.

In occasione delle Giornate FAI, la scoperta di un luogo speciale dell’immenso patrimonio paesaggistico italiano non è solo un’esperienza che va ad arricchire il bagaglio culturale di ogni visitatore, ma un’occasione straordinaria di incontro tra persone di età, interessi, provenienza diversi unite dal desiderio di conoscere luoghi eccezionali del proprio territorio che necessitano di essere tutelati e valorizzati.

La manifestazione è anche un importante evento di raccolta fondi e un’occasione per raccontare a tante persone gli obiettivi e la missione della Fondazione.  Per questo, all’accesso di ogni luogo aperto verrà chiesto ai visitatori un contributo facoltativo, preferibilmente da 2 a 5 euro. I preziosi contributi raccolti saranno destinati al sostegno delle attività istituzionali del FAI.

Tra Padova e la sua provincia sono nove le aperture straordinarie coinvolte nelle Giornate di Primavera. Ad accogliere e guidare i visitatori, ci saranno gli Apprendisti Ciceroni, studenti della scuola di ogni ordine e grado che hanno scelto con i loro docenti di partecipare a un progetto formativo di cittadinanza attiva, che permetterà loro di vivere e raccontare da protagonisti, anche solo per un giorno, le meraviglie del loro territorio.

 

In città sarà possibile visitare:

  • Palazzo Zacco (Circolo Ufficiali, Prato della Valle). L’edificio fu commissionato dal nobile Marco Zacco che nel 1555 ne affidò il progetto al noto architetto bergamasco Andrea Moroni. Il Palazzo che probabilmente venne eretto inglobando precedenti edifici, venne completato nel 1557, caratterizzato da una teoria di lunette ed obelischi posti a coronamento della cornice. Fino agli inizi dell’Ottocento di proprietà della famiglia Zacco, venne venduto alla Congregazione mechitarista armena e in seguito acquistato dal Comune di Padova e da esso venduto allo Stato nel 1904. Dal 1954 è la sede del Circolo Ufficiali.

  • Palazzo Nalin (Padova – Via Marsala, 49). Il palazzo sorge in un’area molto antica, tanto da ipotizzare che nella sua costruzione siano state riutilizzate strutture di fondazione risalenti al periodo romano. L’edificio, sicuramente rimaneggiato nel tempo, assunse un aspetto molto vicino a quello attuale alla fine del Seicento, un ampio scalone in marmo porta al piano nobile dove, nonostante alcuni adattamenti, conserva caratteristiche e atmosfere di casa altoborghese ottocentesca. Dalle finestre poste sul retro si può godere la vista del platano monumentale, di oltre trecento anni, che cresce nel del giardino dell’adiacente Palazzo Papafava, realizzato su progetto di Giuseppe Jappelli. Le visite inizieranno da Palazzo Nalin, dove saranno formati i gruppi, e da qui proseguiranno per l’Oratorio dei Colombini.

  • Oratorio dei Colombini (Padova – Via dei Papafava, 5/6). Il piccolo Oratorio, secondo la tradizione più diffusa, prende il nome dai componenti di una piccola confraternita composta da ex ladroni chiamati Colombini per la bontà che manifestarono dopo che S. Antonio li convertì, in occasione della sua prima venuta a Padova nel 1227. L’Oratorio faceva parte di un più vasto complesso che comprendeva un chiostrino e un altro Oratorio. L’intera proprietà fu incamerata dal Demanio in seguito alle soppressioni napoleoniche, e acquistata nel 1810 dai conti Alessandro e Francesco Papafava de’ Carraresi. I lavori di demolizione eseguiti nel 1817 conferirono al luogo l’aspetto attuale. Al suo interno si conservano ancora due testimonianze della tradizione antoniana, il pulpito in trachite inglobato nella parete di destra della navata e, nel giardino, il pozzo dentro al quale sarebbe caduto il breviario di S. Antonio, restituito asciutto dagli angeli.

 

In provincia:

A Vigonza, a cura della Delegazione di Padova, sono tre i siti che saranno visitabili durante le Giornate del FAI.

  • Il Chiostro dell’ex Convento di Santa Margherita (Via Carpane, 1). Il chiostro è ciò che rimane del convento di Santa Margherita, la cui esistenza è attestata per la prima volta da atti di compravendita risalenti al 1136 e al 1138. In seguito, nel 1155, fu concesso con bolla papale ai canonici regolari di Sant’Agostino, dediti alla cura delle anime e degli ammalati. Una lapide murata sul campanile testimonia l’inizio della sua costruzione (1454), altre notizie sul complesso si evincono dai resoconti delle visite pastorali, che danno ampie descrizioni della canonica e della chiesa, confermate dagli scavi archeologici eseguiti in occasione dei lavori di restauro.

  • Il Borgo rurale “Fratelli Grinzato”, realizzato nel 1938 su progetto dell’architetto Quirino De Giorgio (1907-1998), si inserisce in un ampio programma del regime fascista, volto a realizzare nuovi insediamenti nei luoghi interessati dagli interventi di bonifica agraria e a migliorare le condizioni abitative della popolazione contadina. L’intervento urbanistico ed architettonico di Vigonza è di particolare interesse perché uno dei meglio conservati. L’autore, l’architetto Quirino De Giorgio, esponente di spicco del movimento futurista attivo in particolare a Padova e nei territori circostanti, coglie l’occasione, offerta dai suoi legami con gli ambienti politici dell’epoca, per mettere in pratica le sperimentazioni nell’ambito della composizione e della progettazione architettonica influenzate dal vivace dibattito culturale della cerchia di artisti da lui frequentati.

  • Il Castello dei da Peraga (Via Arrigoni, 1), infine, fu edificato dove la via di collegamento tra Padova e Treviso superava la Tergola, a presidio dell’importante nodo viario. L’edificio risale al XIII secolo e, fortezza in origine, attualmente presenta la tipologia tipica del palazzo, dopo aver subito nei secoli almeno cinque trasformazioni. Sono ancora visibili tracce dell’antica fortificazione e di una torre, più volte citata da fonti storiche. Dopo i da Peraga, fu dimora di altre importanti casate, Badoer, Giustiniani, Michiel, Bettanini, fino a diventare proprietà pubblica nel 1985 con l’acquisto da parte del Comune.

 

Gli iscritti alla Fondazione, e chi si iscriverà al FAI in occasione della manifestazione, potranno godere di ingressi dedicati e accessi prioritari.

Tra le aperture riservate agli iscritti troviamo:

  • l‘antica grotta termale naturale del Colle di Sant’Elena a Battaglia Terme, nota già in epoca longobarda. Nelle sue acque si bagnarono Plinio il Vecchio, il filosofo Plutarco di Cheronea e Teodorico, re degli Ostrogoti. Nel corso del XVIII secolo la grotta accolse illustri viaggiatori del Grand Tour come il filosofo Michel de Montaigne e lo scrittore Stendhal.

  • Lex stabilimento termale “Pietro D’abano” (sempre a Battaglia), chiuso ormai da trent’anni. Nato per volontà della Cassa Nazionale per le Assicurazioni Sociali, l’attuale stabilimento INPS di Battaglia Terme sorge dove un tempo si trovavano il Grand Hotel delle Terme, lo stabilimento Sant’Elena e gli annessi, tutti di proprietà dei conti Angelo e Gabriele Emo. Acquistati gli edifici nel 1927 si sarebbe dovuto procedere ad una ristrutturazione, ma si preferì la completa demolizione per poter ricostruire in posizioni ritenute più idonee. Il nuovo complesso termale, costituito da due padiglioni distinti destinati ad accogliere e curare gli assicurati dell’allora Istituto Nazionale Fascista della Previdenza Sociale e i privati, fu inaugurato alla presenza dalle locali autorità nel 1936. Dopo la parentesi della guerra lo stabilimento riprese la sua vocazione alle cure termali fino al 1993, anno della sua chiusura. Al suo interno ancora molti sono gli oggetti che possono raccontare l’attività di cura che vi si svolgeva.

  • Villa Maldura Grifalconi Bonacossi a Pernumia, costruita nella prima metà del Settecento per volontà di Alvise Grifalconi. La villa fu oggetto di diversi passaggi di proprietà che contribuirono a definire la struttura fino a farla divenire quella che oggi conosciamo. Nel 1721 fu venduta alla famiglia Maldura che ne fece la propria residenza di campagna. A questo periodo dovrebbe risalire la decorazione interna della villa caratterizzata da stucchi alle pareti e da fregi dipinti che richiamano le antiche grottesche di età romana. Alla famiglia si deve anche la sistemazione del parco con statue in pietra tenera, la costruzione di serre e di una limonaia destinate ad accogliere la collezione di piante provenienti anche dall’estero.

I siti in provincia di Padova, tranne Vigonza, sono curati dal Gruppo FAI Giovani di Padova.

 

Per gli orari di apertura è possibile consultare il sito: Giornate FAI

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